Giochi da maschi, giochi da femmine. Le bambine geco.

Resto sempre molto meravigliata quando mi capita di incrociare genitori che non permettono al proprio figlio maschio di giocare con un palloncino rosa o con una bambola. Nonostante oggi fosse carnevale, dove ogni scherzo vale, non si può accettare un bimbo che vuole un delfino rosa ma si può invece accettare una femmina travestita da spiderman. Io sono convinta del fatto che i bambini comunicano i loro stati d’animo attraverso il gioco. Con la loro  creatività , fantasia e realtà non sono ancora distinti… lì tutto è possibile. Se un bambino gioca con una bambola non significa che è gay ma stà solo imitando quello che la mamma e il papà fanno con lui. Mettono nel gioco tutto l’accudimento e la tenerezza che ricevono. Se una femmina gioca con la spada invece è più accettato, si dice che è un maschiaccio. Fa meno paura? Non lo so. Io ho tre femmine e ho tante di quelle bambole praticamente nuove che potrei riempire un negozio. Abbiamo giochi di tutti i tipi ma una cosa su tutte regna sovrana! I travestimenti. La piccolina vedremo che strada prenderà (sembra un po’ più interessata alle bambole) ma le prime due le ho viste travestirsi da moschettieri, pirati, principesse, scalatori, animali di ogni genere (centauri compresi), sirene, ladri, ballerine e chi più ne ha più ne metta. Ho cercato di cogliere nel  gioco che stavano creando una sfaccettatura della loro personalità, un’emozione che si liberava, uno sfogo, una ricerca, una richiesta.

L’ultima trovata sono le bambine geco. Le bambine geco sono due femmine che cercano attraverso l’uso di scotch biadesivo di trasformarsi in questo curioso animaletto e poter camminare sui muri e sul soffitto.

Impresa chiaramente impossibile, ma vederle tanto emozionate mi ha fatto  pensare al loro desiderio di natura, di piedi scalzi, di parti primitive da esplorare! Chissà che mondo fantastico si celava dietro a quel gioco apparentemente tanto buffo.

Forse a volte dovremmo fermarci ad osservarli e invece che etichettare velocemente con nostri pregiudizi dovremmo chiedere in quale mondo fantastico sono. Potremmo scoprire di loro cose meravigliose.

E allora che male c’è se un maschietto vuole giocare con un delfino rosa? Chissà quale immagine poetica gli evoca! Magari una mamma delfino? In fondo quanti poeti che ci hanno emozionato erano uomini, capaci forse anche più delle donne di toccare le nostre emozioni? E quante donne abili manager o marescialli?

Entrambi i generi  hanno parti maschili e parti femminili e tra di loro credo sia importante mantenere un continuo dialogo interno. Noi genitori dobbiamo aiutarli in questo, perché è uno di quei  tanti tasselli del puzzle, che li conduce verso la lunga e faticosa ricerca della loro identità.

Arianna

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