41 anni e la ricerca continua! Chiamatemi Dì!

Chi l’avrebbe mai detto, dopo più di 20 anni ricomincio a disegnare!!!!

Quando ero piccola tutti mi dicevo che ero brava a disegnare, alle elementari (la maestra Patrizia ci faceva fare dei bellissimi lavori) e alle medie, tanto che ci avevo creduto! Inoltre, mio nonno dipingeva e mio zio era un pittore (Piero Urbani).  Per cui ero cresciuta respirando un po’ l’aria dell’arte e pensavo che quello fosse sufficiente per dire che anche io disegnavo bene.

Quando mi sono iscritta al liceo artistico sono andata a bottega da mio zio. Era veramente un personaggio. Io mi sedevo accanto a lui, mi dava un suo dipinto da copiare e iniziava a parlare! Dipingeva e parlava. Ogni tanto si interrompeva, mi chiamava Dì, probabilmente non si ricordava il mio nome, e poi ricominciava a parlare. Ma nonostante tutto mi piaceva stare lì con lui!

Poi ho cominciato il liceo e lì sono crollate miseramente le mie poche certezze. Guardavo ammirata  i meravigliosi disegni dei miei compagni. Con semplici tratti riuscivano a ritrarre il modello o la modella dal vivo oppure quelle benedette statue in gesso.

Ricordo ancora con terrore il volto in gesso  suddiviso in piani (metteva in evidenza come si muovono i vari piani del viso) che ci aveva fatto dipingere  il terribile professor Rossoni. Un vero incubo sia lui che la statua! Quell’anno sono stata rimandata anche in figura!Ancora oggi mi chiedo come si facevano a disegnare tutti quei piani inclinati spigolosi! Per non parlare poi delle mani. Ma quanto diavolo era difficile disegnare quelle maledette mani in gesso!

Altra materia di cui oggi mi chiedo il senso era ornato. Anche lì copie! Copie di quadri famosi. Un mio lavoro lo potete vedere in alto. Dalì. Non voglio discutere sull’utilità o meno di copiare quadri di altri ma certamente non ci hanno insegnato ad avere un nostro stile. Qualche vago tentativo ma niente di più (ho disegnato una sedia dal titolo yin yang una vera schifezza). Quindi la mia carriera da artista si è conclusa con un bel 36/60 e un calcio nel sedere.

Con questa uscita di scena dal liceo certamente non mi è neanche passato per la mente di iscrivermi all’Accademia di Brera o ad Architettura. Per cui matite, gessetti e pennelli sono finiti nel cassetto e da lì si sono annullati nei tortuosi meandri della mia memoria.

Solo per caso leggendo un post su fb mi è tornato alla mente il piccolo periodo che avevo fatto dallo zio nel suo studio d’arte. Un ricordo completamente soffocato e risucchiato nelle profondità  del cuore e della mente.

Ma come è possibile dimenticarsi una parte della propria vita?

Non lo so, è successo e basta.

Sono successe tante cose poi l’università che mi ha portato lontana dal disegno, il lavoro, incontri che aprono altre strade.

Ho lavorato 10 anni intensi con bambini e adolescenti. E’ stato un periodo, emozionante, ricco di stimoli e di scoperte.

E poi il matrimonio e l’immensa gioia della maternità che più di tutte mi ha portato ispirazione. Marito mio anche tu sei stato e continui ad essere fonte di ispirazione! 😉

Poi arrivano i 40 anni. Caspita è un traguardo importante anche questo. Ho iniziato a riflettere sulla mia vita, su quello che ho fatto, quali sogni ho realizzato e quali no.  Mi sono chiesta se la mia vita è come l’avevo sognata da ragazzina quando il mondo è ancora tutto da scoprire. Insomma ho iniziato ad andare un po’ in crisi.

Realizzi che  si invecchia, che non si è eternamente giovani.

Poi ho iniziato a dirmi che 40 anni sono anche una  bella età, di  maturità, di tante cose fatte anche con soddisfazione.

E quindi perché non vederli come un nuovo inizio. Perché non sfruttare al meglio tutte le consapevolezze acquisite negli anni e sfruttarle al meglio?

Perché non osare? Non l’ho mai fatto nella vita! Sono sempre stata timida e anche un po’ insicura, ma ora che mi frega?! Al diavolo tutto e tutti! Ho voglia di osare, di provare, di rigiocarmi!

E quindi osservando con ammirazione e meraviglia la mia bambina Sofia e la facilità con cui apprende la musica mi sono detta che in fondo è solo un nuovo linguaggio da imparare. Perché deve essere rivolto solo a pochi eletti? E chissenefrega se non divento una musicista, intanto scopro, imparo e conosco. Devo dire che apprendere la musica è veramente un viaggio anche dentro di sé.

Non so se rifarei tutto esattamente come l’ho fatto.  Ma certamente  la strada che ho percorso finora la sto usando tutta per continuare a cercarmi, a scoprirmi, ad osare a lanciarmi in nuovi progetti!

A 40 ho deciso di iniziare a suonare il pianoforte, a 41 ho ripreso a disegnare. Non sempre quello che ho in testa riesco a renderlo graficamente. Un po’ imbranata mi sento, ma la nuova sfida è riuscire a frequentare la scuola di Sarmede. devo solo aspettare che la terza annetta cresca ancora un po’ e poi non mi ferma più nessuno.

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Chissà cosa farò per i 42? e i 43, i 50????

Vedremo, intanto io continuo a camminare.

Arianna

 

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3 pensieri su “41 anni e la ricerca continua! Chiamatemi Dì!”

  1. Abbiamo una storia simile sotto alcuni punti di vista… Io ho ripreso, dopo vari tira e molla e una professione in tutt altro settore, a 33 e quando ho deciso di frequentare dei corsi (Sarmede e’ il mio sogno, ma per motivi logistici ne ho seguiti di più vicini) ho scoperto e incontrato non solo ventenni supermotivati, ma tante splendide persone che avevano voglia di riprendere dopo tanti anni e riscoprirsi. Probabilmente lo conosci già, ma ti segnalo il blog lefiguredeilibri.com, che trovo sempre interessante.
    Per me il disegno, come la musica, e’ un modo di esprimersi… E l’importante non è saper riprodurre una “bella” mano in gesso, ma avere qualcosa da dire! (Che è ancora più difficile a volte 😉
    Un abbraccio e in bocca al lupo per i tuoi progetti!

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