La Fascia mi ha salvata!

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E’ da un pò di tempo che non scrivo sul blog, ma non per mancanza di argomenti, anzi, ultimamente stanno succedendo così tante cose, belle, ma purtroppo, anche brutte,e sono così piena di impegn,i che non saprei proprio da dove cominciare a raccontare.

Tra i vari argomenti che vorrei trattare c’è quello del “portare i piccoli”.

Premetto di non essere una mamma canguro “addicted”, ossia una di quelle mamme che non usano mai il passeggino, e magari neppure ce l’hanno, ma vanno sempre a spasso con i loro bimbi in fascia, mei tai o altro tipo di supporto ergonomico, però devo dire che mi sono avvicinata al mondo del portare un pò per caso e ne sono felice. Oggi vi racconto la mia esperienza.

Ho scoperto la fascia (lunga elastica) guardando la fotografia su facebook di una mia amica, che girava per le vie della città con la neonata legata addosso (non nel marsupio baby bjorn o chicco, gli unici che conoscessi) in un “telo” e la grande, soli tre anni, per mano. Pensando, circa un anno fa, al mio prossimo futuro con Giorgio che, durante le passeggiate, correva sempre avanti, e la nascitura in carrozzina, mi sono decisa a contattarla e convinta a comprare la mia prima fascia elastica. Poi ho scoperto di non averne preso una di buona qualità, ma questa è un’altra storia, e comunque, per i primi due mesi, ha assolto egregiamente il suo compito.

Sin da poco dopo l’uscita dall’ospedale quella della fascia, per me, si è dimostrata la scelta giusta.

Probabilmente causa sue dimensioni (4.290kg per 53cm) e mie (sono alta 1.67m e di costituzione normale) e la sua posizione in pancia, Gaia è nata con una leggera displasia all’anca sinistra, diagnosticatale subito dopo la nascita perchè, date le dimensioni, era considerata “a rischio” e quindi l’ecografia l’hanno fatta immediatamente e non mi hanno fatto aspettare i canonici due mesi e mezzo come per Giorgio.

Dopo la diagnosi mio padre, avendo un collega con una figlia con anca lussata che, a soli 5 mesi, era stata operata due volte, ha insistito perchè portassimo la bambina a Milano per un consulto con un “illustre” ortopedico, che mi disse che la displasia di Gaia era ad entrambe le anche e le fece mettere immediatamente il divaricatore. Scioccati dalla cosa, con mio marito, siamo ritornati all’ospedale di Seriate, dove aveva partorito, per parlare con la neonatologa e chiedere spiegazioni. Lei dopo un’ulteriore ecografia e confermò la sua diagnosi iniziale (leggera displasia all’anca sinistra). Non sapendo più a chi credere ci decidemmo per un terzo consulto e quindi, previo appuntamento, portammo Gaia allo Stolzalpe di Murau (austria) dove lavorava il prof. Graf (colui che ha fatto le classificazioni delle displasie e lussazioni alle anche dei neonati) e dove tuttora lavora la sua equipe.

Qui, dopo una attenta ecografia alle anche di Gaia il dott. Baumgartner confermò quanto ci avevano detto alla neonatologia di Seriate, smontando la teoria dell’illustre ortopedico milanese, e ci disse che, se fosse stata sua figlia, non le avrebbe messo il divaricatore, ma si sarebbe limitato all’uso della fascia per portarla in giro.

Così, dietro suo consiglio, abbiamo continuato la terapia col divaricatore per altre due settimane e poi siamo passati alla fascia che, come lui stesso ci ha spiegato, garantisce la corretta postura di schiena ed anche, la cosiddetta posizione “ad M”.

Tornati in Italia, visto che, la fascia elastica cominciava a cedere, ho cercato su facebook i gruppi relativi al portare e ho conosciuto mammacanguro, Serena. L’ho contattata e, grazie alla sua disponibilità, pochi giorni dopo ero alla sede della sua associazione e, dopo altri due giorni, mi aveva preparato un mei tai nascita (battezzato il giorno successivo all’acquisto, quando siamo saliti sul traghetto per la Sicilia).

Per tutta l’estate, salvo spostamenti in auto, Gaia ha girato in mei tai, anche in spiaggia.

Ho successivamente acquistato anche il manduca e la fascia ad anelli, che dovrebbero essere più intuitivi e rapidi nell’utilizzo, ma con io non mi ci trovo bene. Il mei tai resta il primo amore.

Vuoi per il peso della bambina (10,5kg a 12 mesi), vuoi per la comodità di appendere le borse sul passeggino, il mei tai non lo uso spesso, ma lo porto sempre in borsa con me e si dimostra “fondamentale” più volte di quante si possa immaginare: quando il grande, o entrambi, si addormentano in auto (lui lo porto in casa col passeggino e lei legata addosso. Per me che sono quasi sempre sola è un grande aiuto). Quando Gaia è stanca o nervosa e non riesce a prendere sonno (ultima volta alla fiera del libro durante il laboratorio dopo la lettura di Arianna Techel: l’ho messa nel mei tai e, appoggiata alla mia spalla, dopo poco si è addormentata. E tutte le volte che vuole essere presa in braccio (spesso: Gaia è una bimba ad alto contatto) e ho le mani occupate per altri motivi, o se capita di uscire con la pioggia (strette pancia a pancia sotto l’ombrello).

Insomma la fascia, in senso lato, è stata per me davvero una bella scoperta: ci ha aiutato a risolvere un problema reale e ci accompagna nel quotidiano semplificandoci la vita.

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