Nel buio c’è…

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“Mamma musica”, questo diceva F. Fornari riferendosi alla capacità di contenimento che la musica offre: la musica ha una funzione materna.

E la prima musica, il primo ambiente sonoro per il bambino è proprio il corpo della mamma con i suoni che percepisce nel grembo materno: il battito del cuore, il respiro, il rumore degli organi addominali e … la voce della mamma.Questa è un’esperienza sonora globale e così profonda che, come sostiene M.Mancia, farà da ponte tra la vita pre-natale e post-natale.
Mancia, psicoanalista e neurofisiologo appassionato di musica ha lavorato a lungo sulla memoria implicita – amigdala/ippocampo (ricordo consapevole). Le nostre emozioni preziose sono lì, ma come raggiungerle? Quale ponte?
La fiaba “Nel buio c’è…” ci mostra come questa funzione di ponte della musica in chiave narrativa ma, soprattutto in chiave simbolica.
C’è una bimba che si sta preparando ad affrontare la notte, il buio, lo sconosciuto. Momento molto delicato per i bambini perché si allontana il contatto con la realtà e ci si affida… all’ignoto.
Questa bambina è accompagnata dalla tenerezza di una musica che ha cura di lei, si avverte una complicità che ha radici lontane.
E il sonno arriva sereno.
La solitudine, tuttavia, con la perdita degli oggetti del mondo, può creare mostri e questi mostri sembrano reali, incalzano.
E allora è paura… panico, c’è il buio, un silenzio assordante.
Il ponte con la realtà totalmente svanito. Poi, quando la speranza sembra persa il baluginare di una luce, un battito, un ritmo… percepito realmente? ritrovato? costruito? comunque un compagno che la  una musica e poi a una ninna nanna portano all’incontro con un oggetto d’amore che si temeva perso e che invece si ritrova intatto e vivo dentro di sé.
Allora il ponte con la realtà si può ricostruire e quella che sembrava assenza, mancanza, grazie a una musica può essere tenuto vivo dentro di sé. Allora si può stare soli… senza sentirsi soli.
Questo è il ponte materno, tra il dentro e il fuori, allora si può vivere la distanza, lo spazio tra le cose, la libertà.

Ormai quasi otto anni fa cantavo per la mia bambina “vento sottile vento del mattino”. Mai e poi avrei pensato che quella ninna nanna e il suo cuore, sul mio cuore, sarebbero diventati un libro e un progetto musicale.

Videopresentazione del libro “Nel Buio C’è…” di Arianna Techel

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