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Stuzzica libro. Riflessioni sui libri per bambini da 0 a 6 anni.

Eccomi qui, come promesso scrivo di un bellissimo incontro avvenuto la settimana scorsa presso lo spazio bimbi di Torre Boldone.
La serata, già dal contenuto, pareva vermanete interessante: i libri per i bambini. Lo teneva una bravissima educatrice, Ursula Grüner, che in tempi veramente non sospetti ho conosciuto perché io facevo da educatrice ai suoi bambini (allora bambini) negli scout a Torre Boldone.
Le strade nella vita si incrociano…
Comunque, vuoi perché i libri sono sempre stati la mia passione, il mio studio e oggi (seppur faticosamente) la mia professione, vuoi perché ho uno gnomo librofilo in casa, mi sono detta: andiamo!
Nonostante la stanchezza da fine giornata mi sono infilata le scarpe e sono andata a questo spazio bimbi.
La serata si è rivelata veramente interessante, Ursula ci ha presentato tanti libri, per ogni età, e da come ce li mostrava si vedeva che erano stati scelti con cura e letti da lei più volte.
Oltre alla bella carrellata, mi sono piaciuti i vari messaggi educativi che ha lanciato, sempre con molta semplicità ma con grande convinzione.

1- non esiste un’età per cominciare a leggere libri con i nostri bambini. Ovvero non sono mai troppo piccoli per stare vicino a noi o in braccio e lasciarsi cullare da immagini e parole. Certamente i primi libricini devono avere immagini appropriate, semplici, così come le storie. Un capitolo a se stante viene occupato dai libri che pongono attenzione, oltre che sul contenuto, sulla sonorità e musicalità delle storie: è l’esempio delle filastrocche e dei libricini in rima. Attingono questi spesso dalla tradizione orale e per ogni mamma rileggere queste filastrocche è anche oltre che un percorso avanti con i propri bimbi un cammino a ritroso nella propria infanzia.

2-ai bimbi piace la ripetitività. Che scoperta, mi direte, chi fra noi non conosce praticamente a memoria interi librici perché per un certo periodo ci è sempre stata chiesta solo e soltanto quella storia prima di andare a letto? Questo perché la ripetitività tranquillizza, crea un rito, sapere che il finale lieto è lì, pronto ad accoglierli alle ultime pagine, permette ai piccini di affrontare con serenità lupi, streghe ed ogni sorta di difficoltà!

3- i libri devono scatenare la curiosità dei bambini. Attenzione: ogni bimbo è diverso e unico ed è giusto che vengano scelti libri in base alle sue passioni, al suo personale immaginario. Oggi esistono tantissimi libri, prendiamo del tempo per andare in libreria con i nostri cuccioli e scovare insieme il libro da comprare (e non lasciamoci guidare dalle masse o dai personaggi della tv – PEPPA PIG giusto per fare un nome casuale).

4-i libri devono contenere parole anche difficili. Queste, che in realtà sono difficili e nuove per loro, acquisiranno una sorta di “aura magica” e diventeranno conosciute e riconosciute dai bambini, che amplieranno il loro vocabolario. Certo occorre creare una sorta di “magia” intorno a queste parole, enfatizzandole mentre si legge, spiegandole, additandole nelle illustrazioni.

5- La lingua è un mezzo per comunicare l’affetto. Pensiamo a questo quando leggiamo ai nostri piccoli i libri

6- i libri scatenano la fantasia perché lasciano spazio all’immaginazione. I libri, anche quelli più strambi, surreali, creano sempre un ponte con la realtà, invitano a conoscere (e sperimentare) senza “fare la lezioncina” ma raccontando.

7- I libri mostrano la contemporaneità. Dagli anni ’80 c’è stata una vera rivoluzione nei libri per bambini e si è incominciato a pubblicare libri che raccontassero i mutamenti sociali: libri con bambini che vengono da lontano per trovare una mamma e un papà, libri dove ci sono solo una mamma o un papà, libri con famiglie con 2 papà, libri dove le mamme lavorano e i papà stanno a casa… insomma, se si vuole trovare l’abbandono della famiglia tradizionale per abbracciare le molte famiglie attuali si deve cercare nei libri per bambini

8- i libri possono raccontare le prime volte e stare vicini ai nostri piccoli mentre crescono: l’asilo, l’uso del vasino, l’arrivo di un fratello, i litigi con i compagni, le gite con la scuola…

9- i libri possono raccontare ai bambini anche le sensazioni “brutte” come la gelosia, la rabbia, la paura, e possono mostrare che è normale provarle ed è altrettanto normale superarle. I libri possono parlare ai bambini senza “filtri” e far dire al bambino quello che non riesce a dire. I libri accettano e aiutano i bambini

10- i libri coccolano i bambini. Ci sono libri il cui scopo (sia nella trama che nelle illustrazioni) è quello di coccolare i nostri piccini, regalando loro attimi di serenità, come quando si mettono il ciuccio in bocca.

11- i libri possono essere poetici. Non esiste un’età per avvicinarsi alla poesia delle cose, quindi perché non scegliere libri che attraverso i disegni o le descrizioni incantino?

12- i libri si possono rileggere negli anni. I libri migliori sono quelli che hanno più livelli e possono essere colti a più età.

Aggiungo io, dal piccolo della mia esperienza, che la differenza in termini di costi fra libri di qualità e libri “merchandising” non è molta. Allora scegliamo con cura libri che siano ben scritti e ben illustrati. Un libro deve essere un’esperienza che coinvolge almeno tre sensi: la vista, l’udito e il tatto (a volte il gusto, malgrado si cerchi di salvare le pagine da voraci lettori). Cerchiamo libri che appaghino i nostri bambini, che li facciano ammutolire dall’emozione, che facciano venir voglia di essere sfogliati ancora.
Soprattutto se i bambini stanno imparando a leggere cerchiamo libri che abbiano una bella grafica, un carattere bello e leggibile (come grandezza e font), libri con immagini non banali.
Libri che profumino di carta ed inchiostro, che abbiano colori non sempre e solo sgargianti ed eccessivi, ma anche tenui, libri che stupiscano per il formato (grandissimi o piccolini)…

Insomma, libri da restarne innamorati!

Giulia

Ma tu maestra, sei proprio un archeologo vero?”.

Ho colto con grande entusiasmo l’invito di Arianna a parlare di me, non perchè ami particolarmente farlo, anzi, ma, perchè penso che scrivere possa essere utile a mettere ordine dentro noi stessi, donando agli altri la propria esperienza.

Io mi chiamo Rosaria e sono mamma di Gioele, che a febbraio ha compiuto tre anni.

Nel luglio 2005, a 25 anni, tra lavori estivi, corsa all’ultimo esame per non perdere il diritto ad usufruire della borsa di studio e della residenza universitaria, ho conseguito la laurea in Archeologia Classica, con una tesi sul mondo dell’infanzia nel mondo antico. Se ci si mette a studiare materie quali Storia Antica, Archeologia, Egittologia, Letteratura Latina, Anatomia, Grammatica Greca è principalmente per passione e fame di conoscenza, una fame che, a mio avviso, non dovrebbe essere mai sazia.

Nel 2007 mi sono trasferita in Romagna, lasciando la Puglia, terra d’origine di mio padre, alla ricerca della mia strada e spinta dal desiderio di ricongiungermi con il mio allora fidanzato, attuale marito. Ho lavorato per qualche tempo nel settore delle Humane Resource, iniziando da uno stage, e, devo dire, che era un lavoro che mi piaceva. Successivamente ho lavorato per quasi tre anni come impiegata commerciale: era un “lavoro sicuro”.

Nel marzo 2010, ci siamo sposati ed abbiamo deciso di lasciare la città in cui vivevamo per realizzare un piccolo grande sogno: acquistare una casa in campagna, con un grande giardino nel quale far scorazzare i nostri figli. A soli due mesi dal matrimonio, in una sera di maggio, un test di gravidanza positivo, fatto mentre mio marito cucinava gli spaghetti al pomodoro, divenuti il mio piatto preferito, durante tutta la gravidanza. Conoscendo varie coppie che, desiderano ardentemente una gravidanza, ma, incontrano tante difficoltà sul loro cammino, abbiamo apprezzato ancora di più la celerità con la quale la vita ha voluto realizzare questo nostro grande desiderio.

Dopo la nascita di Gioele, la totale assenza di aiuti, la scarsità di strutture adeguate-ma, in merito a questo, penso di sfondare una porta aperta-il propendere per una genitorialità “ad alto contatto” e, conseguentemente, il desiderio di non demandare ad altri l’accudimento di nostro figlio e la sua educazione, per lo meno non nei primi mesi della sua vita, mi ha fatto subito comprendere che dovevo “inventarmi” un nuovo lavoro.

Ad un anno Gioele ha cominciato il nido part-time, ma, la ricerca di un lavoro “tradizionale” e “sicuro” si è rivelata, complice anche la crisi, difficoltosa. Prima della nascita di mio figlio, i colloqui di lavoro vertevano sulle mie esperienze e sulle tante competenze acquisite negli anni. Dopo la maternità, complici anche i miei 32 anni – e meno male che all’università mi sono data una mossa!- sembrava che io non fossi più io. Il mio curriculum, farcito di una laurea a pieni voti, qualche pubblicazione, esperienze di lavoro, anche presso aziende di un certo “peso”, lavori di responsailità, sembrava non contare più di tanto!

Il colloquio tipo era: “Ha figli?” “Si, uno””Quanti anni ha?” “Due anni” “Ha i nonni?” “No, ma mio figlio frequenta il nido ed, all’occorrenza ho anche la baby sitter” “Eh, ma se non ha i nonni, nelle vacanze che fa? Quando si ammala? Lei è molto competente ma…” . Non c’era nemmeno bisogno di proseguire oltre.

La ricerca del lavoro “alternativo” e più “compatibile” con la ferma volontà di crescere mio figlio si è rivelata altrettanto piena di salite. E allora che si fa? Ho cominciato a scavare dentro me stessa, ho metaforicamente tirato giù dal chiodo la mia laurea, ho disseppellito quell’amore mai spento per l’archeologia e la cultura.

Da più di un anno ho iniziato a progettare ed ad occuparmi della docenza di corsi di didattica archeologica. Collaboro con le scuole primarie, con associazioni culturali, con biblioteche e pinacoteche. I bambini mi guardano con ammirazione, mentre disseppeliscono dalla terra resti di dinosauri e tesori misteriosi e mi dicono “Ma tu, maestra, sei proprio un archeologo vero?”. Spesso, prima che io esca dalla classe, un bimbo si avvicina e mi regala un foglietto piegato, con disegnato un cuore rosa, o un biscotto, o un pezzo di merenda. Penso che non avrei potuto avere la fortuna di fare un lavoro più bello.

Le mie giacche e le mie scarpe con il tacco sono chiusi in una scatola, a favore di una vita in cui non conta l’apparire, ma conta la volontà di conoscere, la fame di sapere, la gioia di condividere con gli altri le proprie scoperte.

Quando lavoro di pomeriggio Gioele, che ormai frequenta la scuola primaria, mi accompagna ed è ben lieto di manipolare creta ed usare i pennelli.

In questo periodo ho incontrato tante altre mamme che, come me, per necessità e per scelta, hanno ripreso in mano la loro vita ed hanno ricominciato “da capo”. Ho incontrato tante donne fantastiche.

Ci sono altri sogni nel cassetto, altri sogni da realizzare, sento di essere in cammino, ma l’importante è avere la forza di rialzarsi e di ricominciare, sempre.

Rosaria

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Mani di carta

mani1Questo inverno, ahimè, si sta rivelando piuttosto piovoso e quindi, più volte, mi sono ritrovata a pensare alle attività da fare nelle ore dopo l’asilo col mio primogenito quattrenne.

Letture di libri illustrati (sopra tutti Robin Hood e i libretti di Peppa Pig (povera me!)), giocare con lui ai pirati (“Jake e i pirati dell’isola che non c’è” è uno dei suoi programmi preferiti), qualche gioco in scatola (tra le altre cose Santa Lucia ci ha portato “Otto il maialotto che fa il botto”) e poi?

Non so i vostri bambini, ma il mio, anche dopo l’asilo, è instancabile (altro che duracell), passa da un gioco all’altro, strumenti musicali, pirati, favole, cartoni, ipad (è super tecnologico). L’unico modo, quindi, per tenerlo impegnato per un periodo “abbastanza” lungo, è proporgli un’attività da fare insieme. Essendo un maschio la preparazione di torte insieme non lo entusiasma. Mi ha aiutato solo una volta a fare le formine dei biscotti che poi abbiamo regalato per Natale insieme alle marmellate fatte in casa…

Siccome nel periodo delle vacanze di Natale la ludoteca vicino casa è stata chiusa per diversi giorni, sono andata su diversi siti e gruppi facebook e ho trovato tanti lavoretti carini, e semplici, da fare con i bambini. Uno di quelli che è più piaciuto a Giorgio e i suoi amichetti, e che propongo qui oggi, è quello di creare alberelli di Natale e ghirlande (la proposta che avevo trovato era quella per queste ultime) ritagliando su cartoncino, noi, in questo caso, abbiamo scelto il colore verde, l’impronta della manina dei vostri bimbi.

Dopo aver attaccato insieme almeno sei “manine” a forma di alberello, ci si può sbizzarrire con le decorazioni. Noi abbiamo ritagliato dei cerchietti di cartoncino rosso a rappresentare le palline e attaccato batuffoli di cotone e una stellina in cima all’albero ricavata col cartoncino giallo. Io avevo anche disegnato campanelle, cavallini a dondolo, angioletti e fiocchi che i bimbi hanno colorato, poi ritagliato insieme a me e attaccato a piacere sui loro alberelli (tutti tranne su quello di Giorgio…).

Visto che oramai il Natale è passato, vi do dei suggerimenti per fare comunque qualcosa di carino con le sagome delle mani dei vostri bambini. La prima cosa che suggerisco è la ghirlanda, a seguire una decorazione da appendere fatta attaccando le mani ad uno spago (si possono fare dei buchi e infilarle o pinzarle con delle mollette colorate) e sopra ogni mano si può disegnare una lettera in modo da creare qualche scritta allegra, o anche solo il nome dei vostri figli.  Un’altra idea che mi viene in mente è creare una cornice in cui inserire la foto dei vostri bambini…

Insomma, come vedete, da un semplice cartoncino si possono ottenere tante cose carine, basta farsi guidare dalla fantasia…

Buon divertimento!

Chiara

Corsi di Massaggio Infantile AIMI

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“Il Corso di Massaggio è una proposta per le famiglie con bambini molto piccoli, indicativamente dai due mesi fino a che ancora non gattonano. Si tratta di un invito ad apprendere e sperimentare
una particolare modalità di contatto fisico, emotivo e psicologico tra il genitore ed il bambino…”

Leggi tutto l’articolo su Progetto Educazione Consapevole

5 giochi da fare con i bambini quando piove (o nevica)

Assaggiare-la-pioggia_La-yurta-nel-bosco

“Previsioni meteo alla mano, nei prossimi giorni arriva la pioggia e speriamo anche un po’ di neve. E lo dico con gioia, perché non c’è nulla di più ingiusto per me che sentire dire “Accidenti oggi è proprio brutto tempo: piove!”. La pioggia è vita, natura, libertà. Senz’acqua non esisterebbe nulla!”

… Leggi tutto l’articolo su milanoperbambini.it