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Stampi, texture, cutter e calchi

Un grosso aiuto nella realizzazione di gioielli in argento, è rappresentato dall’uso di stampi in silicone, timbri e calchi. Se usati correttamente consentono veramente si sbizzarrirsi e realizzare gioielli dalle forme più diverse.

Di stampi, timbri e cutter, in commercio se ne trovano di tutti i tipi. In particolare dopo l’esplosione della moda del cake design. Molti possono essere usati benissimo con la silver clay, bisogna solo fare attenzione alle dimensioni, poichè quelli usati  per la decorazione delle torte sono spesso troppo grandi.

Ma procediamo con ordine:

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Quando le mamme crescono…

Quando le mamme crescono accadono cose strane. E’ come se si svegliassero da un lungo sonno fatto di momenti vissuti troppo in fretta, in cui i giorni sono fotocopie sfocate del giorno prima e dell’altro ancora. Ma poi ecco che ad un tratto, chissà perché, chissà per come, le mamme prendono per mano i loro figli e li seguono per sentieri impensabili, che mai donna adulta con filo di rossetto e filo di perle, con tacchi alti e tailleur si sognerebbe di percorrere. Quando ero una mamma piccola, e andavo ancora all’asilo di mia figlia senza capire cosa stessero dicendo le sue maestre, credevo che i bambini fossero creature che devono assorbire alla velocità della luce tutte le cose che i grandi sanno. Credevo che imparare a leggere, scrivere e contare, e magari usare il computer e conoscere due lingue, fosse la cosa primaria di cui un genitore si deve preoccupare. Credevo che vedere tua figlia che fa passetti di danza e recita filastrocche varie per Natale fosse il massimo della realizzazione personale. Credevo che il richiamo per il quaderno ordinato e il voto alto fossero indispensabili messaggi che un bambino deve ricevere. Guardare il compagno seduto a fianco negli occhi ? Socializzare dentro una classe ? Sapere oltre al nome e cognome di un bambino cosa pensa, cosa direbbe ,cosa farebbe in certe situazioni ? Non c’è tempo per queste cose inutili, cose che aiuterebbero i bambini a capire chi sono. No, è meglio che escano da scuola con le idee confuse, tanto poi decideranno in base a come si muoveranno gli altri. E’ per questo che nelle scuole generalmente non si gioca con le fiabe, perché ti insegnano a scoprire quello che di magnifico c’è dentro. Ognuna per l’età giusta, ognuna a sé, non tutte insieme. Poi sono diventata una mamma un po’ più grande e ho capito che quelle maestre erano davvero molto strane, perché sapevano fare bene il loro lavoro: avevano come obiettivo i bambini. Non i dirigenti scolastici, il numero delle iscrizioni, la recita finale per i genitori armati di telecamera. No ! Avevano come obiettivo i bambini. Così qualcosa è cambiato e come nelle fiabe si apre il castello e c’è la tavola imbandita, così si è aperto qualcosa dentro di me. Senza fiabe non si può essere bambini, e se prima non si diventa bambini non si può crescere. Per questo ho deciso: io racconto fiabe ai bambini che li vogliono ascoltare. Ma alcuni ostacoli si frappongono tra me e il mio progetto. Prima di tutto, il lavoro precario che mi costringe a mettere in cima alle priorità altre cose che non siano libri di fiabe. Chi è mamma lo sa ! Chi è mamma e ha un lavoro precario lo sa ancora meglio. Allora tutti direte “ Perché non vai in biblioteca ? “ .
Quando dici biblioteca parli di un mondo magico che odora di carta e d’inchiostro, che brilla sui caratteri d’oro delle copertine, che è intriso di silenzio fin sopra l’ultimo scaffale e lascia spazio a tutto ciò che i bambini sono capaci di immaginare. La biblioteca è il cuore della città in cui si può imparare che i bambini hanno lo stesso sangue, anche se il colore della pelle è diverso; è il luogo in cui le maestre dovrebbero insegnare ai bambini a toccare i libri con cura, a incuriosirli su ciò che c’è scritto dentro; è il luogo delle radici prime di una città, in cui si raccolgono le storie di chi c’era, di chi c’è e di chi ci sarà; è il luogo in cui le madri e i padri dovrebbero portare i figli invece di fare pic-nic nei centri commerciali; è il luogo in cui i nonni e gli zii dovrebbero perdersi ore a capire quale libro scegliere.
Ecco la biblioteca della mia città: è preceduta da una scala semibuia, quindi no accesso ai bambini disabili. Arrivi e senti la muffa come una presenza inquietante. Non so se dieci bambini ci entrerebbero. E i libri? Forse ce ne trovi qualcuno nuovo di qualche anno fa,ma qualcuno. Noi in città siamo circa 60.000 mila abitanti e i libri che ci sono lì non basterebbero neanche se li dividessimo in brandelli. Il fatto è che io sono convinta che la biblioteca di una città è il termometro del rispetto della cultura, della conoscenza e dell’apertura verso il mondo.
Eccoci dunque alla mia idea: “Il thè delle fate “: io racconto fiabe ai bambini e le mamme mi danno in cambio un buono libro, così il mio sogno di avere una biblioteca di fiabe diventa realtà. Ho creato nella cucina di casa mia un laboratorio in cui è severamente concesso toccare i libri, sfogliarli, annusarli, rigirarli e spettinarli. Gliene prendo uno inizio a leggerlo e poi …lo chiudo e gli dico che la prossima volta continuiamo, così da lasciarli con la bocca aperta e il naso in sù, che protestano perché non finiamo di leggerlo tutto. Gli lascio intravedere le pagine e loro si urtano un poco e cercano con il ditino di bloccarle su un’immagine che a loro dice qualcosa. E io li lascio fare. Ma l’attesa in questo mondo di tutto e subito credo sia importante e dà sapore alle cose. Qualche momento ancora e poi arriva la fiaba, con bamboline cucite da me ( e si vede che sono cucite da me ) e che ai bambini piacciono tanto. Hanno vestiti semplici le mie bamboline, molto spesso stoffe colorate con cui diventano re, principi, pescatori o taglialegna, matrigne o fate, contadine o principesse. Ma può anche darsi che la storia la inventiamo tutti insieme e a volte con cose che escono dalle scatole alla Rostagno, con carte strane alla Passatore e facciamo anche un sacco di finali differenti e ci dilunghiamo su che fine far fare al cattivo, alla Gianni Rodari. E per finire una volta si disegna come ci ha insegnato Munari, oppure si impasta, oppure ci si traveste, oppure si danza, oppure si fa una mostra delle cose fatte insieme, oppure…tante cose nascono sul momento e cambiano rispetto a ciò che avevo pensato, perché quel giorno vedo i bimbi in quel modo lì, che magari non mi aspettavo e tolgo e metto a seconda di ciò che secondo me il momento richiede.
Il thè delle fate arriva nelle manine concave dei bambini e per chi già ha cinque anni e dice che il thè non c’è, gli rispondo che si può vedere solo con gli occhiali della fantasia e poi voglio sapere che gusto ha. A questa domanda mi guardano e restano un po’ spiazzati. Fanno schioccare la lingua e poi dopo qualche attimo dicono…”fragola” !
Mia figlia a volte mi consiglia nella scelta dei libri e delle fiabe, adesso ha undici anni. La sua dote più grande che le invidiano i compagni ? La creatività.

Arianna Salemi

Argento e pietre

La pietra è un elemento che sicuramente impreziosisce e rende speciale un gioiello. La naturale luminosità dell’argento in particolare, viene esaltata dall’abbinamento con una pietra.

In commercio ci sono due tipologie principali che possono essere usate con la tecnica della silver clay, le pietre naturali e quelle sintetiche.

Con il termine pietre naturali (o pietre dure), si indicano minerali e rocce che si distinguono per una grande varietà e bellezza dei colori. Il valore è naturalmente molto inferiore alle pietre preziose, ciò nonostante anche le pietre dure possono dare grandi soddisfazioni.

Il grosso “limite” delle pietre naturali è che non possono essere sottoposte ad alte temperature, quindi non possono essere cotte.

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Mamma Arianna – Donna Arianna

Ecco trovata finalmente la giusta occasione per fare il punto della situazione: chi sono?
E’ da dieci minuti che sono qui a riflettere su tale domanda e nonostante credevo di sapere esattamente chi fossi evidentemente il metterlo per iscritto mette in discussione la mia presunta consapevolezza.

Partiamo con una metafora che in questo momento mi ha illuminato; potrei paragonarmi ad un poliedro con un nucleo profondo è unico, prezioso e forte, solido ma non rigido perché possa continuare ad
evolversi. Da questo nucleo partono diramazioni verso tutte le varie facce che sono le mie manifestazioni esterne. Ogni faccia è una dimensione della mia vita, un mio modo di manifestarmi ma tutte le facce insieme rappresentano il mio intero essere.

Ogni esperienza della vita ha modificato in qualche modo il mio nucleo centrale ma la maternità è l’esperienza in assoluto più ricca di significato.

Credo che il mio essere mamma oggi non sia una faccia di quel poliedro ma parte integrante del nucleo.

Ho due meravigliosi bambini: Mattia di 4 anni e mezzo e Dalila di 27 mesi , sono sposata e da solo tre anni mi sono trasferita in provincia di Bergamo ma sono originaria di Latina.

Il primo anno in territorio bergamasco non è stato facilissimo ma piano piano mi sono adattata ed oggi mi sento perfettamente a mio
agio grazie anche al navigatore che è stato per vari mesi il mio migliore amico.

Quest’ultimo anno mi ha vista protagonista di una meravigliosa avventura professionale che proprio ultimamente si sta concretizzando.

Tutto è partito da un desiderio di mio padre che credo mi sia stato trasmesso geneticamente ed è esploso grazie a mio figlio Mattia che dopo i suoi primi mesi di asilo mi ha esplicitamente detto : “mamma a me la scuola non mi piace, mi annoio e non credo che ci voglio andare più”.

Naturalmente inizialmente ho ignorato la sua affermazione ma ad un certo punto non ho potuto più fare finta di nulla: pur di non andare a scuola il piccoletto si faceva venire la febbre ogni tre giorni e non sto esagerando.

Ho esaminato la situazione attentamente cercando di allontanare tutte le preoccupazioni ed insieme ad una amica incontrata poco dopo il mio trasferimento ed oggi inseparabile compagna d’avventura abbiamo deciso di fare il grande passo: aprire la scuola dei mie sogni, la IBC School.

Abbiamo incontrato innumerevoli ostacoli ma caparbiamente siamo riuscite a superarli tutti.

Il prossimo settembre 2014 inizierà il primo anno scolastico e al momento siamo alle prese con i lavori in corso (aiutooooo!).

A me non sembra vero e Mattia conta i giorni dicendo a tutti che la mamma gli ha fatto la scuola!!

Io ancora non ci credo ma sono felicissima di essere arrivata a questo traguardo e mio padre sarebbe orgoglioso di me.

Naturalmente ho ancora molti timori per l’evolversi di tale ambizioso progetto ma pian piano affronterò ogni preoccupazione!

XXX

Arianna

Nascita di un anello molto speciale…..

Creare gioielli su commissione è sempre una sfida.

Mi piace collaborare e confrontarmi con altre persone per dar vita ad un gioiello unico. Un gioiello che rispecchi il gusto ed i desideri dell’altro, che abbia un significato oppure un messaggio molto speciali. Qualcosa che abbia valore soltanto per chi lo indossa. Qualcosa che faccia pensare: “Questo è solo mio, è stato creato per me e nessun altro!”.

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41 anni e la ricerca continua! Chiamatemi Dì!

Chi l’avrebbe mai detto, dopo più di 20 anni ricomincio a disegnare!!!!

Quando ero piccola tutti mi dicevo che ero brava a disegnare, alle elementari (la maestra Patrizia ci faceva fare dei bellissimi lavori) e alle medie, tanto che ci avevo creduto! Inoltre, mio nonno dipingeva e mio zio era un pittore (Piero Urbani).  Per cui ero cresciuta respirando un po’ l’aria dell’arte e pensavo che quello fosse sufficiente per dire che anche io disegnavo bene.

Quando mi sono iscritta al liceo artistico sono andata a bottega da mio zio. Era veramente un personaggio. Io mi sedevo accanto a lui, mi dava un suo dipinto da copiare e iniziava a parlare! Dipingeva e parlava. Ogni tanto si interrompeva, mi chiamava Dì, probabilmente non si ricordava il mio nome, e poi ricominciava a parlare. Ma nonostante tutto mi piaceva stare lì con lui!

Poi ho cominciato il liceo e lì sono crollate miseramente le mie poche certezze. Guardavo ammirata  i meravigliosi disegni dei miei compagni. Con semplici tratti riuscivano a ritrarre il modello o la modella dal vivo oppure quelle benedette statue in gesso.

Ricordo ancora con terrore il volto in gesso  suddiviso in piani (metteva in evidenza come si muovono i vari piani del viso) che ci aveva fatto dipingere  il terribile professor Rossoni. Un vero incubo sia lui che la statua! Quell’anno sono stata rimandata anche in figura!Ancora oggi mi chiedo come si facevano a disegnare tutti quei piani inclinati spigolosi! Per non parlare poi delle mani. Ma quanto diavolo era difficile disegnare quelle maledette mani in gesso!

Altra materia di cui oggi mi chiedo il senso era ornato. Anche lì copie! Copie di quadri famosi. Un mio lavoro lo potete vedere in alto. Dalì. Non voglio discutere sull’utilità o meno di copiare quadri di altri ma certamente non ci hanno insegnato ad avere un nostro stile. Qualche vago tentativo ma niente di più (ho disegnato una sedia dal titolo yin yang una vera schifezza). Quindi la mia carriera da artista si è conclusa con un bel 36/60 e un calcio nel sedere.

Con questa uscita di scena dal liceo certamente non mi è neanche passato per la mente di iscrivermi all’Accademia di Brera o ad Architettura. Per cui matite, gessetti e pennelli sono finiti nel cassetto e da lì si sono annullati nei tortuosi meandri della mia memoria.

Solo per caso leggendo un post su fb mi è tornato alla mente il piccolo periodo che avevo fatto dallo zio nel suo studio d’arte. Un ricordo completamente soffocato e risucchiato nelle profondità  del cuore e della mente.

Ma come è possibile dimenticarsi una parte della propria vita?

Non lo so, è successo e basta.

Sono successe tante cose poi l’università che mi ha portato lontana dal disegno, il lavoro, incontri che aprono altre strade.

Ho lavorato 10 anni intensi con bambini e adolescenti. E’ stato un periodo, emozionante, ricco di stimoli e di scoperte.

E poi il matrimonio e l’immensa gioia della maternità che più di tutte mi ha portato ispirazione. Marito mio anche tu sei stato e continui ad essere fonte di ispirazione! 😉

Poi arrivano i 40 anni. Caspita è un traguardo importante anche questo. Ho iniziato a riflettere sulla mia vita, su quello che ho fatto, quali sogni ho realizzato e quali no.  Mi sono chiesta se la mia vita è come l’avevo sognata da ragazzina quando il mondo è ancora tutto da scoprire. Insomma ho iniziato ad andare un po’ in crisi.

Realizzi che  si invecchia, che non si è eternamente giovani.

Poi ho iniziato a dirmi che 40 anni sono anche una  bella età, di  maturità, di tante cose fatte anche con soddisfazione.

E quindi perché non vederli come un nuovo inizio. Perché non sfruttare al meglio tutte le consapevolezze acquisite negli anni e sfruttarle al meglio?

Perché non osare? Non l’ho mai fatto nella vita! Sono sempre stata timida e anche un po’ insicura, ma ora che mi frega?! Al diavolo tutto e tutti! Ho voglia di osare, di provare, di rigiocarmi!

E quindi osservando con ammirazione e meraviglia la mia bambina Sofia e la facilità con cui apprende la musica mi sono detta che in fondo è solo un nuovo linguaggio da imparare. Perché deve essere rivolto solo a pochi eletti? E chissenefrega se non divento una musicista, intanto scopro, imparo e conosco. Devo dire che apprendere la musica è veramente un viaggio anche dentro di sé.

Non so se rifarei tutto esattamente come l’ho fatto.  Ma certamente  la strada che ho percorso finora la sto usando tutta per continuare a cercarmi, a scoprirmi, ad osare a lanciarmi in nuovi progetti!

A 40 ho deciso di iniziare a suonare il pianoforte, a 41 ho ripreso a disegnare. Non sempre quello che ho in testa riesco a renderlo graficamente. Un po’ imbranata mi sento, ma la nuova sfida è riuscire a frequentare la scuola di Sarmede. devo solo aspettare che la terza annetta cresca ancora un po’ e poi non mi ferma più nessuno.

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Chissà cosa farò per i 42? e i 43, i 50????

Vedremo, intanto io continuo a camminare.

Arianna

 

In lizza per il Fattore Mamma Award!

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Il gruppo di “da mamma a mamma… da donna a donna” è lieto di comunicarvi che il progetto è stato ritenuto idoneo per partecipare al FattoreMamma Award 2014!

Se vi piace l’idea di fondo, se vi piace il blog, se vi siete immedesimati in un articolo, se vi abbiamo fatti ridere, piangere, pensare…

Se avete lasciato un commento, se avete condiviso un post, se vi siete iscritti al gruppo o seguite la nostra pagina…

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Arianna:

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